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CONVEGNO ITINERANTE E INTERATTIVO "SCUOLA ATTIVA E I NCLUSIVA - DALLA NEUROTIPICITA' ALLA NEUROVARIETA'"

L’11 settembre 2015, dalle ore 8 alle ore 18, presso l’Istituto Agrario “Duca degli Abruzzi” di Elmas, si è tenuto il Convegno “Scuola attiva e inclusiva – Dalla neurotipicità alla neurovarietà”. L’evento, patrocinato dall’Ufficio Scolastico per la Regione Sardegna e dal Comune di Capoterra, è organizzato dal Centro Phare, dalla Direzione Didattica 1° Circolo di Capoterra e dal Liceo Scientifico "Mossa" di Olbia, in collaborazione con l'Associazione My Learning Style, gli artisti Zaza Calzia e Roberto Desiato.

Questri gli obiettivi del Convegno: 
  • sensibilizzare il mondo della scuola sul bisogno e sull’importanza di percorsi formativi continui e mirati, rivolti ai docenti e ai Dirigenti Scolastici, capaci di creare nuovi dinamismi all’interno dell’Istituzione Scolastica e dei gruppi di lavoro dei docenti;
  • riflettere sul passaggio dalla neurotipicità alla neurovarietà, attraverso la neurodiversità: passaggio necessario e auspicabile per costruire una cultura scolastica che sia strumento di inclusione per tutti;
  • consentire ai partecipanti di sperimentare in prima persona e in modalità laboratoriale le difficoltà dell’apprendimento e il conseguente vissuto di inadeguatezza scolastico;
  • riflettere sulla necessità di un’azione e di una prospettiva sistemica nella quale una scuola inclusiva sia promotrice di sinergie a favore dell’integrazione, del successo scolastico e della lotta alla dispersione. 
 

L'idea di questo incontro formativo, svoltosi in precedenza anche a Olbia e a Nuoro, nasce dalla constatazione dei continui cambiamenti nel mondo della scuola e le nuove scoperte scientifiche nel campo delle neuroscienze, aspetti accrescono la consapevolezza che la neurodiversità rappresenta un’opportunità per superare la logica, oggi non più sostenibile, della diversità come problema.
    




BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI

Nel mese di gennaio l'Associazione Mamma Margherita propone un intervento formativo destinato alla crescita professionale del proprio personale educativo, "Bisogni Educativi Speciali con particolare riferimento ai Disturbi Specifici di Apprendimento". Le giornate formative hanno la finalità di fornire indicazioni operative di natura metodologica e didattica e condividere riflessioni di natura pedagogica per promuovere l’inclusione scolastica degli alunni in situazione di difficoltà. Obiettivo di tale corso è il conseguimento di conoscenze e competenze orientate al “saper fare” che consentano l’applicazione delle metodologie più efficaci negli interventi educativo-didattici rivolti ad alunni con bisogni educativi speciali. Per la realizzazione del progetto di formazione e di aggiornamento in oggetto sono previsti 8 incontri di 4 ore ciascuno, per un totale di 30 ore. La responsabile del progetto è la Dr.ssa Sabrina Cesetti (Psicologa, Psicoterapeuta). 
Le giornate di formazione e aggiormento sono organizzate dal Centro Phare. Vedi il sito.

Per altre informazioni clicca qui.



COLLABORARE PER CRESCERE  

È uno scambio di esperienze, di percorsi, di storie: il connubio che vede insieme l'associazione Mamma Margherita e l'Anffas è questo e molto altro. Il condividere gli spazi aiuta i nostri ragazzi ospiti a conoscere e capire come funziona una realtà come l'Anffas, impegnata nella difesa dei diritti dei ragazzi speciali e nelle azioni di integrazione.
Siamo due realtà apparentemente diverse, ma accomunate da tante battaglie!

Da alcuni mesi un ragazzino, ospite della Comunità alloggio residenziale, partecipa ai progetti di integrazione proposti dall'Anffas e tenuti nella loro sede. Attualmente è impegnato, con frequenza bisettimanale, nel "Progetto Serre", che si attua in un agriturismo e che vede i ragazzi coinvolti trasformarsi in veri agricoltori. Il nostro minore ha un ruolo rilevante nell'attuazione delle fasi in serra, rappresentando una sorta di tutor rispetto agli altri partecipanti.
Così come l'Anffas ospita un nostro ragazzo, noi  accogliamo un loro giovane che, accompagnato da una tutor, si occupa della pulizia di alcuni ambienti. Per sua scelta aiuta l'ausiliaria che si prodiga amorevolmente nel tenere in ordine la casa dei nostri minori.

Grazie a questa esperienza di mutuo aiuto cerchiamo di far capire ai nostri ragazzi che conoscere la diversità è il modo migliore per imparare a non averne paura.



AFFIDO FAMILIARE

Si è svolto martedì 18 novembre presso la sala consiliare del Comune di Sestu il seminario “Con l’affido familiare puoi cambiare il suo futuro”, organizzato dalla FIDAPA (Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari) con la collaborazione del Comune di Sestu, il Centro Affidi Interistituzionale della Provincia di Cagliari e il Tribunale per i Minorenni di Cagliari. Il seminario voleva approfondire le tematiche relative all’affido familiare, le opportunità e le esperienze della famiglia affidataria.
L’incontro è stato aperto dai saluti di Ida Gasperini (Presidente sezione FIDAPA di Sestu), del Sindaco di Sestu Aldo Pili, di Rosalba Crillissi (Presidente FIDAPA distretto Sardegna) e dell’Assessore Politiche Sociali di Sestu Anna Crisponi.
Tre i relatori: Maria Crescenza Deplano, responsabile del Centro Affidi, che ha presentato un resoconto sul modello e l’esperienza del centro Affidi; Francesca Manunta, assistente sociale di Sestu, che ha riportato una relazione di Francesca Santoboni, psicoterapeuta presso il settore politiche sociali di Sestu, “Cercasi famiglia in prestito”; Roberto Orrù, giudice onorario del Pool Adozioni – Tribunale per i minorenni di Cagliari, ha infine esposto il suo lavoro “Il minore nell’affido: individualità, complessità, responsabilità”.
A chiudere il seminario due importanti testimonianze: due famiglie che, in tempi e con modalità diverse, hanno accolto, rispettivamente, un’adolescente e un bambino.
Al seminario erano presenti anche due nostre educatrici.

Ma cos’è l’affido?
L'affido è un provvedimento di accoglienza temporanea rivolto ai minori con difficoltà familiari e si ottiene su disposizione dei servizi sociali, tenendo conto della indicazioni dell'Autorità Giudiziaria.
Attraverso l'affido il minore incontra una famiglia che, accogliendolo nella propria casa e nella propria vita, si impegna ad assicurare un'adeguata risposta ai suoi bisogni affettivi, educativi, di mantenimento ed istruzione nel totale rispetto della sua storia individuale e familiare.

L'affido familiare è caratterizzato da alcune specificità:
• è una situazione di temporaneità: la durata dipende dal tipo di difficoltà presenti nella famiglia di origine e il rientro del minore in essa è legato al superamento degli ostacoli che ne hanno creato la necessità;
• è un affiancamento alla famiglia naturale del minore in difficoltà da parte di una famiglia disponibile e non si tratta di una sostituzione di affetti perché, in tutti i casi, è garantito il mantenimento dei rapporti con la famiglia d'origine;
• in tutti i percorsi di affido è previsto il rientro del minore nella propria famiglia.

L'affido familiare e l'adozione sono due percorsi completamente diversi e non sovrapponibili:
• l'affido è un percorso temporaneo in cui è previsto il ritorno del minore nella famiglia d'origine e presuppone il mantenimento dei rapporti con essa durante l'intero percorso;
• l'adozione è un processo in cui vengono definitivamente interrotti i rapporti con la famiglia naturale;
• l'affido non cambia la natura giuridica del rapporto del minore e i suoi genitori;
• con l'adozione il minore diviene a tutti gli effetti figlio della nuova coppia, di cui acquisisce il cognome.

Il minore è il protagonista principale dell'affido: tale percorso nasce proprio con l'intento di salvaguardare i suoi bisogni e le sue necessità fisiche, psicologiche, affettive e relazionali.
Quando la sua famiglia temporaneamente non può soddisfare tali bisogni morali e materiali, l'affido può rappresentare una risposta e una opportunità di crescita preziosa.
I destinatari dell'intervento di affido possono essere neonati, bambini e adolescenti, e comunque, non oltre la maggiore età. Nelle variegate esperienze di vita dei minori, che necessitano di essere affidati, può esserci la necessità di particolari cure sanitarie o una condizione di disabilità. L'affido può essere disposto anche in favore di minori ospiti di comunità e/o case famiglia al fine di offrire esperienze di relazioni significative e ridurre il rischio di istituzionalizzazione.




STORIA DEI DISTURBI DELL'APPRENDIMENTO (DSA)

In Italia è in corso un diffuso dibattito culturale e scientifico sui disturbi specifici dell’ apprendimento (DSA), stimolato ulteriormente dalla recente promulgazione della Legge n° 170 del 8 ottobre 2010 (Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico). La rilevanza dell’argomento è dovuta alla prevalenza dei DSA (oscillante tra il 2,5 e il 3,5 % della popolazione in età evolutiva), alle conseguenze che questi disturbi determinano a livello individuale, traducendosi spesso in un abbassamento del livello scolastico conseguito (con frequenti abbandoni nel corso della scuola secondaria di secondo grado) e a una conseguente riduzione della realizzazione delle proprie potenzialità sociali e lavorative. 

Nonostante un numero così elevato di bambini e ragazzi interessati da queste difficoltà, di dislessia si parla ancora poco ed è necessario diffondere le giuste informazioni tra le famiglie e i docenti. Si tratta di disturbi che coinvolgono trasversalmente i servizi sanitari specialistici e la scuola: entrambe queste istituzioni sono sollecitate a fornire risposte adeguate ai bisogni dei soggetti con DSA.

Sconosciuti ai più, i disturbi specifici di apprendimento comprendono la Dislessia, la Disortografia, la Disgrafia e la Discalculia. 
La principale caratteristica di questi disturbi è la loro specificità, ovvero il disturbo interessa una singola abilità scolastica (lettura, scrittura e/o calcolo) a dispetto di una intelligenza nella norma. Questi disturbi hanno un'origine neurobiologica e si manifestano in età evolutiva, rendendo spesso molto faticoso e in salita il percorso e il successo scolastico. Ad esempio, i bambini dislessici, hanno difficoltà a leggere in maniera corretta e fluente, confondono le lettere dell'alfabeto, soprattutto quelle simili (b-d), possono mostrare difficoltà nel memorizzare le sequenze dei mesi e dei giorni della settimana. A scuola e a casa, possono avere una mancanza di interesse nei confronti delle attività di lettura, mostrano problemi con l'ortografia, scrivono numeri e lettere in maniera sbagliata, possono essere molto lenti nello scrivere e avere una scarsa concentrazione.

Gli studi specifici di questi disturbi si intensificano fra la fine degli anni 50 e gli inizi degli anni 60 del secolo scorso quando nascono le prime definizioni cliniche relative ad un insieme di disturbi nei quali non sembrava compromessa l'intelligenza. Negli U.S.A. si parlava di "Disfunzione celebrale minima" e veniva suggerito il trattamento farmacologico con sostanze psicostimolanti. Nel 1968 l'Office of Education statunitense parla di "Specific Learning Disabilities" riferendosi a disordini nella comprensione o nell'uso del linguaggio, parlato o scritto, che si manifesta con incapacità di ascoltare, parlare, leggere, esprimersi in maniera corretta nella forma scritta o eseguire calcoli matematici.

Oggi sappiamo che se non esistano metodi di "prevenzione " dei DSA è però fondamentale riconoscerli al loro primo manifestarsi per consentire un migliore recupero. Opportuni interventi, individuali o di gruppo, e un forte lavoro sulla stima di se e la motivazione al successo del soggetto interessato sono le strategie più incisive per affrontare il problema; è fondamentale che il bambino/ragazzo acquisisca metodi e strumenti per poter affrontare in completa autonomia compiti senza l'aiuto di altre persone.

Genitori, insegnanti ed educatori possono osservare delle difficoltà di apprendimento (campanelli d'allarme) anche in bambini molto competenti, tranne:

- Un più lento sviluppo del linguaggio del bambino;
- Una lettura lenta, stentata quasi sillabando;
- Molti errori di lettura ed inversioni di lettere (alcuni esempi: scambiare “b” con “d”, difficoltà con “l” o “r”, “b pronunciato come “p”);
- Scrittura lenta, con notevoli errori ortografici, inversioni di lettere e/o con una scrittura quasi incomprensibile;
- Si impiega molto tempo per svolgere i compiti a casa, fattore non spiegato dalla difficoltà dei compiti;
- In Matematica può esservi una forte lentezza nel fare i conti;
- Difficoltà di memorizzazione nei calcoli automatici (come 5+5=10; 50+50=100; 6*6=36);
- Scarsa attenzione e concentrazione nello studio;
- Poca motivazione ed inefficace metodo di studio.

Da sottolineare che queste problematiche assumono rilevanza quando un bambino risulta in difficoltà rispetto ai suoi compagni di classe.

 
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