Modello Educativo - Associazione Mamma Margherita

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L’Associazione “Mamma Margherita” deve il suo nome a Margherita, madre di Don Bosco, che, rimasto orfano di padre all’età di due anni, trovò in lei una madre capace di tanto affetto e un padre esigente e propositivo, che l’aiutò a percorrere la strada di una piena maturità umana e cristiana, tanto da farne “ il padre degli orfani”.

Margherita non fu solo la madre di Don Bosco, ma dietro la sollecitudine del figlio divenne la prima collaboratrice della sua missione educativa, la madre dei primi ragazzi accolti da don Bosco a Valdocco.

E’ certamente valido quanto si afferma per Don Bosco e il suo sistema preventivo: “ In principio era la madre” (Joergensem). Ed ancora: “E’ fuori dubbio il ruolo svolto da Mamma Margherita nella formazione umana e cristiana di Don Bosco” (Don Egidio Viganò). E che Margherita sia stata la “prima educatrice” e la “maestra di pedagogia” di Don Bosco lo affermava anche Giovanni Paolo II agli educatori impegnati nel mondo della scuola, riuniti a Torino nel 1988: “A tutti è noto quale importanza abbia avuto Mamma Margherita nella vita di San Giovanni Bosco. Non solo ha lasciato nell’oratorio di Valdocco quel caratteristico “senso di famiglia” che sussiste ancora oggi, ma ha saputo forgiare il cuore di Giovannino a quella bontà e a quella amorevolezza che lo faranno l’amico e il padre dei suoi poveri giovani”.

Mamma Margherita possedeva una forza d’animo non indifferente e un equilibrio straordinario nel tenere sotto controllo le tensioni non facili della vita di famiglia, soprattutto quando alla morte del marito Francesco, morto ad appena 33 anni per una polmonite fulminante, ella, che ne aveva appena 29, divenne capo della famiglia, composta da 3 figli e dalla nonna paterna paralitica, e divenne contemporaneamente anche responsabile della gestione agricola della piccola azienda.
Il suo comportamento appare sempre guidato dalla scelta del comportamento più utile per il bene dei suoi figli senza mai perdere la calma o il controllo della situazione, ed appare tenera e ferma, comprensiva e irremovibile, paziente e decisa. La sua era una maternità forte per compensare l’assenza del padre, ma contemporaneamente dolce per non far mancare l’indispensabile calore affettivo e la sicurezza che solo l’amore di una madre può dare.
Alla sua scuola don Bosco imparò l’amorevolezza accanto al rispetto delle regole motivate in un continuo dialogo educativo, in un clima di valori umani e di presenza del senso di Dio.

Si può giustamente affermare che a Mamma Margherita va attribuito il merito di avere inculcato in Don Bosco i semi di quel celebre trinomio: Ragione, Religione, Amorevolezza, che ella visse semplicemente nella sua calma, affabilità e autorevolezza e che costituiranno l’asse portante del Sistema Preventivo del figlio.

Don Bosco più tardi dirà che l’educazione è cosa del cuore: ne aveva fatto già la felice esperienza nel focolare domestico dei Becchi e la vide in opera quando chiese alla mamma il sacrificio di abbandonare la sua casa dei Becchi e trasferirsi a Torino ed essere la madre di tanti orfani.

Ci sono evidenti riferimenti nel Sistema Preventivo praticato da Don Bosco che hanno un nonché di materno, di dolce, di rassicurante, che autorizzano a vedere in Margherita non solo una figura femminile che esercita il suo influsso da lontano, ma anche dall’interno come ispiratrice e modello, come collaboratrice e certamente come prima cooperatrice.

Correva l’anno 1846 quando Don Bosco, in seguito ad una malattia dovuta all’eccessivo lavoro, dovette passare qualche mese di convalescenza nella casa paterna, mentre non passava giorno che da Torino non arrivassero dei giovani a chiedergli di tornare. Don Bosco decise allora di affittare due stanze in una casa abbandonata di proprietà dei Pinardi nella zona chiamata Valdocco, rione malfamato, in cui non era prudente per un sacerdote abitare da solo.

Che fare allora?

Ecco cosa scrive Don Bosco nelle sue memorie: “Mamma - le disse un giorno - dovrei andare ad abitare a Valdocco e sono costretto a prendere una persona di servizio. In quella casa abita però della gente di cui un prete non può fidarsi. L’unica persona che mi può garantire dai sospetti e dalle malignità siete voi. Essa capì la serietà delle mie parole e rispose: - Se credi che questa sia la volontà del Signore, sono pronta a venire -. Mia madre faceva un grande sacrificio. Non era ricca, ma in famiglia era una regina. Piccoli e grandi le volevano bene e le ubbidivano in tutto. Dai Becchi spedimmo alcune cose necessarie per preparare le stanze. Le altre poche masserizie vi furono trasportate dalla camera dove abitavo prima. Prima di partire, mia madre riempì un canestro di biancheria e di oggetti necessari. Io presi il breviario, un messale, alcuni libri e quaderni. Questa era tutta la nostra fortuna. Siamo partiti a piedi dai Becchi. Abbiamo fatto tappa a Chieri e la sera del 13 Novembre 1846 siamo arrivati a Valdocco. Al vedere quelle camere sprovviste di tutto, mia mamma sorrise e disse: - Ai Becchi avevo tante preoccupazioni per far andare avanti la casa, per comandare ciò che ognuno doveva fare; qui sarò molto più tranquilla”.

Non fu una vita certo più tranquilla, soprattutto quando Don Bosco cominciò a dare ospitalità ai ragazzi abbandonati, a piccoli ladri che nottetempo portavano via lenzuola e persino il pagliericcio e quando la domenica i ragazzi scorrazzavano dappertutto mettevano a soqquadro il piccolo orto che mamma Margherita curava per avere spezie e un po’ di verdura.

Margherita divenne la madre di tanti orfani per cui preparava i pasti, lavava e rammendava i poveri stracci, faceva da infermiera ed incoraggiava lo stesso Don Bosco. Fece questo fino alla sua morte.

Abbiamo scelto “Mamma Margherita” come nome dell’associazione per ricordare che senza una mamma non ci può essere autentica educazione, perché la mamma rappresenta quell’amore gratuito, che non può assolutamente mancare se si vuol creare un clima di famiglia e far percepire ai ragazzi che sono amati e quindi educarli ad una vita responsabile e degna di essere vissuta, e per fare del Sistema Preventivo la nostra metodologia educativa e il nostro modo di vivere la fede.

 
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